Ma in Italia esiste un vero travel blogger? Secondo me no e ti spiego perché.
Ad aprile ho partecipato al Travel Blogger Unite che, come dice il titolo stesso, è un evento dedicato ai travel blogger.
Era suddiviso in 2 giornate in cui sessioni di incontri di 3 differenti livelli con esperti del settore (da travel blogger a agenzie di pr) si alternavano a momenti di scambio di idee e di aggregazione.
La mia compagna di avventura è stata Kinzica Sorrenti del blog 100days.
La prima sensazione che abbiamo avuto è stata che fuori dell’Italia il mondo del blogging viaggia proprio su altri livelli.
Si parlava di far valere la propria esperienza e di farla valere nei confronti delle aziende. Ovviamente “farla valere” era inteso dal punto di vista economico.
Monetise your expertise
Monetizza la tua esperienza. Ecco uno dei messaggi più importanti che ci hanno trasmesso.
Ci hanno offerto un punto di vista, forse per noi Italiani nuovo, per cercare di aiutarci a fare quel passo in avanti che alla fine tutti, nessuno escluso, vogliamo fare.
Non si parlava di offrire semplici articoli sponsorizzati. Si parlava di creare delle collaborazioni con le aziende offrendo tutti i canali che il travel blogger usa per il suo blog per monetizzare.
Hanno detto che i travel blogger per gli utenti in rete rappresentano un punto di riferimento, qualcuno che ne sa di più e può aiutare l’utente a trovare ciò che sta cercando. Quindi questo deve diventare il nostro punto di forza, conoscere a fondo le nostre potenzialità per poi farle fruttare economicamente.
In fondo diciamoci la verità, quale travel blogger o quale blogger oggi scrive solo per passione? E anche se inizia a scrivere per passione, di sicuro poi vorrà cercare di guadagnarci su anche solo inserendo un semplice riquadro di Adsense.
Questo non deve essere visto però come qualcosa di negativo. Prima di tutto perché gestire un blog e tenerlo attivo richiede molto impegno. Seconda cosa perché si cresce e si ambisce sempre a qualcosa di più, cercando anche una gratificazione in termini economici.
Ciò non toglie che esistono di sicuro persone che scrivono per il solo gusto di scrivere e che vogliono continuare così.
Pensare nell’ottica del marketing
Secondo i concetti ribaditi più volte dai vari relatori, il travel blogger in Italia sembra quindi non aver ancora capito di avere in mano un grosso potere. Il travel blogger ha in mano un prodotto, che sia lui stesso o che sia il suo blog, che può far fruttare.
Ma come può riuscire a fare questo? Applicando semplici tecniche di marketing, quindi di vendita.
Durante i workshop ci è stato illustrato come riuscire a raggiungere il nostro obiettivo, piccolo o grande che sia, rapportandoci alle aziende. In sostanza se si vuole lavorare con le aziende bisogna ragionare come loro e quindi fornire quei dati che a loro interessa.
Le agenzie di pr, inoltre, lamentano la mancanza sui blog di media kit. Si tratta di un documento necessario alle agenzie per valutare se quel blog può essere interessante per la loro azienda cliente. Racchiude tutti i dati relativi al blog o a chi lo gestisce in termini di visite, follower e quant’altro, ma anche tutto ciò che può far capire la relazione che si è costruita tra il blog o il blogger e i suoi utenti. Ah dimenticavo… non inserite il vostro Klout perché non è un dato che all’estero interessa.
Alcune obiezioni
Una cosa che mi ha fatto un po’ storcere il naso è che le agenzie di pr europee non cercano blogger che scrivano in italiano, snobbandoci alla grande, perché non scriviamo in inglese o altre lingue.
Questo però mi lascia un po’ perplessa perché, capisco che l’inglese possa essere una lingua internazionale e che quindi potrebbero leggere il tuo blog anche a Katmandu, ma ciò vuol dire che gli operatori d’oltralpe non investono nel mercato italiano a livello di comunicazione online.
Un’altra cosa che mi ha lasciato perplessa (anche abbastanza) è stata la quasi assenza di travel blogger italiani. Siamo diversi in Italia che hanno un blog di viaggi, anche io ne gestisco uno, eppure c’erano più stranieri che italiani e l’evento era ad Assisi.
Difficilmente si trovano eventi dedicati ai blogger dove vengono organizzati dei workshop e dove si possono creare delle interessanti relazioni. Quale migliore occasione per creare delle opportunità? Per migliorarsi o accrescere le proprie capacità?
Ultime considerazioni
Una cosa è certa: al di fuori dell’Italia si stanno muovendo e si stanno muovendo tanto, mentre noi Italiani rimaniamo sempre un po’ indietro.
Purtroppo continuiamo ad essere i travel blogger delle marchette o quasi. Quelli che si vendono al primo offerente per farsi un viaggio gratuito. Dobbiamo cambiare, il nostro approccio deve cambiare.
Magari così facendo finalmente anche in Italia il blogger verrà visto come una figura professionale a cui noi tanto auspichiamo.

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