Il mio viaggio

Eleonora Tramonti Italian Storytellers

Sono partita e forse sto arrivando

Il mio viaggio è iniziato tanti anni fa. Avevo 13 anni quando mi è stato posto il primo grande quesito della vita: quale scuola scegliere?

Mi ricordo che la risposta fu “mi piace la fotografia”. I miei genitori mi guardarono come per dire “ti sei bevuta il cervello?”. Poi si ricomposero e cercarono di consigliarmi. La scelta finale ricadde sull’istituto alberghiero. Quando lo seppe la mia professoressa di matematica, ricordo che mi disse: “Io ti vedrei per un altro tipo di scuola”. E io: “quale?”. E lei: “Beh, un liceo classico o scientifico”.

Se avessi dato retta alla mia prof, a quest’ora chissà cosa starei facendo? Avrei preso una di quelle lauree toste, tipo medicina. Ne sono sicura.

Ho scelto, invece, di iscrivermi all’alberghiero perché sapevo che lì avrei imparato le lingue. Ti starai chiedendo perché non il linguistico allora. Avrei imparato solo la letteratura. Io volevo imparare a capire le persone con un linguaggio diverso dal mio. Mi è sempre piaciuto il “diverso” in qualsiasi ambito.

L’istituto alberghiero “A. Panzini” di Senigallia non mi ha solo permesso di imparare le lingue. Mi ha fatto scoprire il mondo dei viaggi. Il mio corso si chiamava “Addetto alle agenzie di viaggi e guida turistica”, più semplicemente “Turistico”. Se te lo stai chiedendo, non ho mai toccato una padella in 5 anni. Toccavo i libri con gli itinerari turistici, toccavo i cataloghi di tour operator, toccavo il computer (nel 1998 mi connettevo a internet e avevo pure un account di posta!), toccavo i libri che raffiguravano opere d’arte e monumenti. Il mio viaggio era iniziato.

Sì, perché io sui banchi di scuola viaggiavo. Andavo in Egitto ad esplorare la Valle dei Re, poi tornavo in Italia e navigavo il Delta del Po, mi trasferivo in Sicilia sulle orme di Giovanni Verga, partivo per la Germania a passeggiare sulla Romantische Strasse e poi in Francia, a Lione, per seguire le avventure di un fotografo e un giornalista. Ho trascorso 5 anni scoprendo il mondo dal mio banco di scuola.

In giro ci andavo pure, intendo fisicamente. Ogni anno si programmava una gita in Italia. La prima me la ricordo ancora. È stata a Milano in occasione della BIT. Poi Firenze e Roma. Durante i primi 3 anni abbiamo visitato pure la provincia di Ancona. Le nostre non erano le classiche gite, dove si faceva baldoria. A noi toccava studiare perché le guide eravamo noi alunni. Se ci andava bene si spiegavano i monumenti solo in italiano, ma spesso capitava di farlo in altre lingue.

Oltre ai viaggi c’era tutto il mondo del turismo. Un mondo fatto di tour operator forti, come I Viaggi del Ventaglio e Valtur. Un mondo dove prenotare online era roba da “Ritorno al futuro”. Sembrò un passo in avanti enorme quando in agenzia viaggi si presentarono le prime stampanti di biglietti aerei, perché prima i biglietti si scrivevano a mano su carta copiativa. Fu allora che nacque il desiderio di lavorare per I Viaggi del Ventaglio.

I viaggi, noi, li prenotavamo pure. Avevamo un laboratorio per imparare ad usare un programma di prenotazione area, il GDS per intenderci. Durante le ore di laboratorio, viaggi ne ho fatti tantissimi. Si partiva da Roma Fiumicino o Milano Malpensa e si arrivava in Messico, in Australia, in America o in Sudafrica. Quanti aeroporti ho visto e quante compagnie aeree! Tutte di bandiera, perché una volta le low cost non esistevano nemmeno.

La mia scuola non era soltanto studio. Era anche “esperienza”. Esperienza come agente di viaggio, come guida turistica, come hostess congressuale, come receptionist. Senza aver mai firmato un contratto di lavoro! L’alberghiero di Senigallia era così rinomato che tutti si rivolgevano ad Alfonso Benvenuto, l’allora preside, per cercare ragazzi disponibili a fare esperienza. Alcuni di quei ragazzi hanno trovato anche lavoro così. Io ero tra quelli. Un’agenzia viaggi di Ancona voleva assumermi. Il mio viaggio sembrava si stesse per arrestare. Io volevo lavorare in agenzia perché amavo (e amo tuttora!) vendere viaggi. Alla fine ho cambiato direzione e sono partita… di nuovo.

Se puoi sognarlo puoi farlo

Il mio viaggio mi ha portato ad Assisi. Cosa c’è ad Assisi? Il corso di laurea sul marketing turistico primo in Italia ad essere stato istituito. I professori che ascoltavo in aula erano gli stessi che avevano dato la possibilità a tanti ragazzi di specializzarsi in uno dei settori economici più importanti del nostro paese. All’inizio era solo un master e se vai ad Assisi lo chiamano ancora così. Per crearlo i docenti si sono dovuti rimboccare le maniche: servivano i testi dove far studiare gli studenti. Quei testi sono ancora in commercio (Collana CST – editore Franco Angeli). La laurea non mi bastava… figuriamoci! Ho preso pure una qualifica come “Formatore specializzato nel turismo accessibile”, perché laurearsi non era sufficiente per me. Poi è arrivata anche la laurea a febbraio del 2006 e la mia tesi era intitolata “Turismo accessibile e I Viaggi del Ventaglio: un binomio perfetto”.

Dopo 3 anni il viaggio universitario volse al termine e, se in un primo momento, avevo pensato di proseguire, successivamente scelsi di mettermi in gioco. Iniziai a lavorare. Mai in agenzia di viaggi. Quello che volevo – l’ho scritto prima – era vendere viaggi, ma mai nessuno mi diede l’opportunità. Tanto che alla fine lavorai come receptionist. Ho lavorato anche in un ente di formazione grazie alle lingue straniere (vedi sopra) perché l’ente si occupava di progettazione europea. Una cosa che volevo, però, alla fine l’ho ottenuta: lavorare per I Viaggi del Ventaglio. Appena in tempo, visto che l’anno dopo fallì.

Finii per caso a seguire un corso sul web 2.0 e aprii il mio primo blog nel 2010. Lavorai anche come responsabile marketing in un hotel 4 stelle. Nulla però sembrava soddisfarmi. Decisi di aprirmi la partita iva nel 2012 e sembrava che avessi ottenuto un altro obiettivo: essere indipendente. La mia felicità è durata soltanto fino a novembre 2014. C’era qualcosa che mi tormentava e alla fine l’ho capito: ciò che facevo non mi piaceva.

Perciò l’ho fatto… cosa? Cambiare lavoro e mettermi di nuovo in gioco, perché io ferma non ci so proprio stare. Fare sempre le stesse cose men che meno. Mi piace cambiare. Mi piace sfidare me stessa. Mi piace raggiungere nuovi traguardi. Mi piace fare ciò che mi piace.

Sì, alla fine il mio sogno lo sto realizzando. Il mio viaggio iniziato tanti anni fa sui banchi di scuola deve aggiungere una nuova tappa, che si chiama Italian Storytellers. Un progetto nato come sfida personale, diventerà qualcosa di più. Qualcosa che nemmeno io avevo pensato potessi fare attraverso un sito web. Qualcosa che si chiama “realizzare un sogno”.

Sono partita 18 anni fa e ora sto per arrivare, ma le valigie non le disfo perché di sicuro partirò di nuovo.

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