#WelikeSila e le mie origini

WelikeSila_blogtour

Un’esperienza fatta col cuore immersa nel parco della Sila

Per me scrivere con il cuore non è così semplice. Ammiro chi ci riesce. Un articolo scritto con il cuore non ha lo stesso “sapore” di uno puramente descrittivo. Questa volta, però, solo scrivendo con il cuore posso farti capire quanto possa essere grata di essere stata invitata a #WelikeSila.

Io sono nata ad Ancona e tutti pensano che io sia “marchigiana”, ma così non è.

Credo che per sentirsi parte di un territorio ne devi condividere la storia, le tradizioni, la cultura. Io purtroppo non ho questo legame con le Marche. A casa mia non si è mai parlato marchigiano, giusto qualche inflessione, ma nulla di più. A casa mia i piatti tipici non erano quelli marchigiani, tranne alcuni che per la mia famiglia rappresentano qualcosa di insolito più che di quotidiano.

I miei genitori sono emigrati dalla Calabria e hanno scelto le Marche per puro caso. Come spesso succede, le persone che si allontanano dalla propria terra cercano in ogni modo di mantenere un legame vivo con essa. Ad esempio in casa si continua a parlare il dialetto calabrese, durante le ricorrenze si preparano i piatti della tradizione calabra e così via.

Per chi come me è figlio di emigranti, sentirsi parte di un territorio diventa di estrema difficoltà. Il tuo dialetto non è quello del posto in cui sei nato, ma nemmeno quello da cui provengono i tuoi genitori. Conosci le tradizioni del posto solo perché i tuoi compagni di scuola e i tuoi amici ne parlano. Poi torni a casa e i tuoi genitori ti raccontano altre storie di un posto che non è mai stato casa tua.

Vivi in una sorta di limbo, in cui nessuno ti vede come appartenente al suo mondo. I tuoi amici sanno che i tuoi genitori provengono da un’altra regione. I tuoi parenti ti vedono come quella nata al nord e puntualmente chiedono “ma capisce il dialetto?”. Ovviamente la domanda la rivolgono ai tuoi genitori, come se tu fossi una sorta di alieno.

Allora ti senti come se non avessi legami con nessuna terra.

Qualche volta mi è capitato di pensare a quale posto considerassi la mia casa. Ho vissuto in un paese per 14 anni, poi in un altro per altri 14 e ora abito ad Ancona. Non faccio fatica a partire o a trasferirmi per la mancanza di questo legame, ma non è sempre così entusiasmante. A volte, ascoltando i racconti di amici e conoscenti, percepisco ciò che a me manca: il legame con la propria terra.

Con #WelikeSila ho ritrovato in parte questo legame. Ogni volta che scendo giù in Calabria sono obbligata a rimanere nel paese dei miei genitori. Obbligata perché sono sempre scesa con loro e senza auto si fa un po’ fatica a girare. Soltanto quest’estate sono riuscita a vedere il Museo Amarelli, che è stata una grande scoperta. Ciò che ho scoperto, però, durante il blog tour #WelikeSila è stato molto di più.

È stato tutte le realtà che ho conosciuto (il Parco della Sila, l’oreficeria Spadafora, la scuola di tappeti Caruso), è stato la cucina tradizionale che ho assaggiato (i funghi della Sila, il caciocavallo silano), è stato le persone che ho incontrato (Valeria, Brunella, Salvatore), è stato il paesaggio tipico (il pino laricio, il faggio, il capriolo).

È stato la scoperta di un territorio, quel territorio di cui mi sono sempre sentita parte, ma mai così tanto come ora.

Photo creditLuca Ippolito

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